VOLEVO GIOCARE A CALCIO E …

Mi chiamo Obinna, ho 38 anni e sono originario del Biafra (Nigeria).

Sono cresciuto in una famiglia cristiana formata dai miei genitori, io, 1 fratello e 2 sorelle. Ho frequentato le scuole primarie e secondarie e avrei voluto proseguire all’università ma purtroppo, le possibilità economiche della mia famiglia potevano garantire l’istruzione universitaria ad uno solo di noi e decisi così di lasciare il posto a mia sorella.

Da qui, la mia decisione di trasferirmi a Lagos per cercare lavoro e crearmi un futuro. Feci diversi lavori ma nessuno remunerato abbastanza da permettermi una vita dignitosa.

Decisi così di dare una svolta alla mia vita pensando e sognando di andare a fare il calciatore a Malta e nel 2006 partii alla volta della Libia.

Partii da Lagos e arrivammo a Niger dove sostammo qualche giorno, per poi partire attraversando la Nigeria e il caldo torrido del deserto: fu un’esperienza indescrivibile che non dimenticherò mai.

Eravamo circa 30 persone su un camion e così iniziava il nostro “viaggio della morte”: senza acqua e con pochissimo cibo per più di 1 settimana. Lungo la strada si incrociavano solo corpi di persone decedute; e io avrei voluto tornare indietro ma non era possibile.

Arrivato così in Libia, precisamente a Muzuq, iniziai a lavorare come muratore per guadagnarmi i soldi per poi poter raggiungere il mio obiettivo finale, Malta.

Dopo 1 anno e 7 mesi riuscii a partire su un barcone con altre 60/70 persone, pensando di raggiungere così il paese tanto desiderato ma, dopo circa 1 settimana in balia del mare, raggiunte le acque del territorio italiano, le forti onde fecero rovesciare la barca e tutte le persone a bordo, comprese donne e bambini, caddero in mare.

Si sentivano grida di aiuto, ma poco dopo … prese il sopravvento il silenzio.

Insieme ad altre 8/10 persone restai legato alla barca, grazie ad una corda; noi superstiti, allora, iniziammo a pregare, in attesa dell’ora della nostra morte ma, dopo ore e ore, fortunatamente arrivarono i soccorsi e ci ritrovammo così a Lampedusa. Fu un’esperienza traumatica, sotto shock per 9 giorni non parlai e poi piano piano ricominciai a prendere contatto con il mondo.

Venni trasferito a Crotone, dove rimasi in un campo profughi in attesa del documento per più di 1 anno.

Da Crotone, arrivato il documento mi trasferirono a Foggia, dove, grazie a dei connazionali, trovai una temporanea sistemazione e un lavoro nei campi. Eravamo tutti stranieri e venimmo sfruttati, ma nella mia testa pensavo e ripensavo che volevo studiare e crearmi un futuro.

Tramite persone che si occupavano di migranti, si aprì la possibilità di trasferirmi ad Arezzo per fare un corso di 9 mesi come Oss ma finiti i 9 mesi mi ritrovai senza un lavoro e una casa.

Un giorno mi chiamò una persona che conobbi in Libia e mi propose un lavoro; sapevo che non era un lavoro onesto, ma in quel momento non avevo alternative e mi ritrovai così a fare il trafficante di droga.

Fu così, che il giorno dell’arresto arrivò: ero a Torino e scontai la mia pena in 2 anni e 7 mesi.

È stato un lungo percorso che mi ha portato a stare in contatto con me stesso e che mi ha portato a fare un lungo percorso di crescita. Ho studiato e preso il diploma di terza media, sono riuscito a perseguire nel mio hobby, la musica, ho voluto bene e mi sono fatto voler bene persino dagli educatori (uno di loro a fine pena ha chiesto e ottenuto autorizzazione per poter farmi trascorrere il Natale a casa sua).

Risultato immagini per galeotto fu il concerto biella

Due mesi prima della scarcerazione, grazie al mio comportamento, ho ottenuto un lavoro in cantiere per un comune qui vicino e che ho terminato ad Ottobre 2019 dopo 1 anno.

Ora sto facendo un altro tirocinio e spero di trovare presto un lavoro “normale”.

Durante la mia pena, ho incontrato una ragazza che fa la volontaria e che quando sono uscito mi ha aiutato a reintegrarmi in una società a me sconosciuta.  Ci siamo frequentati, innamorati e ora viviamo insieme in attesa che arrivi tra qualche mese il frutto del nostro amore.

Mi vergogno per quello che ho fatto e me ne pento, ma la mia vita fatta di sacrifici e tanti errori mi hanno portato ad essere una persona migliore rispetto a quella che ero in passato.