Dove bisogna stare

“Dove bisogna stare” più che un titolo è un invito preciso rivolto alla società civile, che emerge con forza dalla pellicola realizzata da Daniele Gaglianone e Stefano Collizzoli per Zalab, associazione per la produzione e distribuzione di documentari sociali e progetti culturali.

locandina docufilm dove bisogna stare

Il docufilm nasce da un reportage di Medici Senza Frontiere sulla situazione dei richiedenti asilo in alcune zone “calde” del nostro Paese: il sud, punto di arrivo dei migranti dalla Libia, e i territori di confine al nord. Sulla base di queste ricerche, i registi hanno raccontato queste realtà attraverso gli occhi di quattro donne, impegnate nella loro città nel supporto a richiedenti asilo e migranti: Jessica, che gestisce negli squat di Cosenza l’accoglienza di quelli che chiama i “rovinati”, ossia coloro che hanno bisogno di una casa, ma soprattutto di una famiglia in cui trovare calore; Lorena, che visita ogni giornogli accampamenti sul fiume Isonzo dei migranti provenienti dalla rotta balcanica; Georgia, che supporta e incoraggia con grande determinazione i migranti bloccati a Como, respinti alla frontiera; Elena, cheinsieme ai suoi compagni del movimento No Tav, offre aiuto ai migranti che attraversano a piedi il confine italo-francese da Bardonecchia.

Il film, proiettato a Biella il 12 aprile presso il salone Convegni Biverbanca su iniziativa delle associazioni aderenti al tavolo dei Migranti di Biella, in collaborazione con il Coordinamento Antifascista, l’Anpi e Banca Etica, ha lasciato la platea che affollava la sala in un silenzio denso di commozione e indignazione. La sua forte testimonianza ha rappresentato un momento di unione intima e profonda nella comune empatia e solidarietà ai migranti, al di là delle varie sfumature di partecipazione politica e civile delle diverse realtà politiche e associative che presenziavano e che compongono il panorama della sinistra Biellese.

Al termine della proiezione, Elena Pozzallo ha regalato la sua preziosa e vivida testimonianza, ripercorrendo la sua storia di accoglienza di un ragazzo in convalescenza, che aveva rischiato l’amputazione dei piedi dopo essere stato ritrovato quasi congelato nel tentativo di arrivare in Francia. Le parole di Elena da un lato hanno trasmesso tutta la cura e l’affetto per questo ventenne africano, attorno a cui la piccola comunità No Tavdell’Alta Valsusasi è stretta; dall’altro hanno espresso con fermezza la convinzione che la lotta per il bene comune è un dovere di tutti.

“Dove bisogna stare” è dunque al contempo una domanda e un’affermazione. È la domanda che si pongono i migranti, rifiutati e respinti a ogni confine, ingiustamente e drammaticamente privati del diritto e della libertà di stare nel luogo che più li rende felici. Ma è anche una convinzione: la convinzione di Elena, Lorena, Jessica, Georgia e di tutti coloro che credono prima di tutto nel rispetto dei diritti umani, per cui “dove bisogna stare” è dalla parte dei più deboli, tra quelle persone.